Viviamo in un’epoca di profonda insoddisfazione.
Scorriamo feed infiniti, confrontiamo le nostre vite con quelle dentro reel perfetti, inseguiamo obiettivi da spostare sempre più in alto.
Questa cultura del “sempre di più” ci ha convinti che la felicità potrebbe essere sempre nel prossimo acquisto, nella prossima meta, nella prossima versione di noi stessi.
Il problema non è “il miraggio del prossimo step” (sarò felice quando avrò quel lavoro, quella relazione, quella casa, quel corpo, quel riconoscimento…), il problema è che abbiamo delegato la nostra felicità al loro raggiungimento.
Il risultato? Viviamo in un eterno stato di mancanza, sempre un passo indietro rispetto alla felicità.
Ma cosa succederebbe se ti dicessi che la chiave della vera felicità non è ottenere di più, ma imparare l’arte di apprezzare quello che hai?
Santosha spezza questa catena: invece di cercare la felicità nel futuro, la genera nel presente.
Non aspetta che le condizioni esterne si allineino, crea le condizioni interiori per essere completo adesso.
Questo è il cuore di Santosha, uno dei principi più rivoluzionari e trasformativi dello yoga.
Ma cerchiamo di andare un po’ più in fondo.
La saggezza di un lago immobile
Partiamo da una metafora che illustra perfettamente l’essenza di Santosha.
Immagina un lago. Quando il vento lo agita, la superficie si increspa e le acque diventano incapaci di riflettere chiaramente il cielo sopra di esse. Ma quando il vento si calma, le acque tornano immobili e la superficie diventa uno specchio perfetto che riflette la bellezza del mondo così com’è.
La nostra mente funziona esattamente come questo lago. Quando è agitata dall’insoddisfazione, dal costante desiderio di cambiamento, dalla ricerca frenetica di qualcosa di diverso, non riesce a vedere chiaramente la bellezza e la ricchezza di ciò che già esiste nella nostra vita.
Che cos’è santosha
Santosha deriva dalle radici sanscrite sam (completamente) e tosha (soddisfazione, contentezza). Ma attenzione, non stiamo parlando di rassegnazione o di rinuncia ai sogni, al raggiungimento degli obiettivi.
Santosha è una pratica attiva, consiste nel trovare completezza nel momento presente, indipendentemente dalle circostanze esterne.
Questo è uno dei cinque Niyama descritti negli Yoga Sutra di Patanjali, i principi che guidano la nostra relazione con noi stessi.
L’antica saggezza dello yoga ci insegna che “dalla contentezza deriva la felicità suprema”. Non significa accontentarsi di una vita mediocre, ma piuttosto sviluppare la capacità di essere in pace con ciò che è, mentre continuiamo a crescere e evolvere.
La differenza è sottile ma molto intensa: invece di cercare la felicità nel futuro (“sarò felice quando…”), la troviamo nel presente, creando una base stabile da cui costruire qualsiasi cambiamento desideriamo.
Oggi il principio di Santosha sembra quasi completamente dimenticato perché siamo immersi in messaggi che ci fanno pensare di non essere mai abbastanza: abbastanza belli, abbastanza ricchi, abbastanza realizzati, abbastanza felici.
I social amplificano questo fenomeno moltissimo, e anche senza accorgercene, confrontiamo la nostra vita con quella degli altri basandoci solo su ciò che mostrano in pubblico.
E questo ha come risultato una generazione che probabilmente ha tutto ma non si sente mai soddisfatta.
Santosha può essere un cambio di prospettiva da utilizzare proprio come via d’uscita da questo circolo vizioso. Applicarlo nelle nostre vite non significa smettere di crescere o di avere ambizioni, ma smettere di legare la nostra felicità al raggiungimento di qualcosa di esterno a noi.
Quando pratichiamo Santosha, scopriamo che la vera sicurezza non viene da ciò che possediamo, ma dalla nostra capacità di essere in pace con noi stessi.
Come praticare Santosha?
Ci sono strumenti pratici, anche molto semplici, che aiutano ad applicare questo principio.
- La pratica della gratitudine
Inizia e/o concludi la giornata dedicando cinque minuti a riconoscere tre cose per cui sei grato. Ma non fermarti alla superficie: approfondisci. Invece di “sono grato per la mia casa”, prova a dire per esempio “sono grato per il senso di protezione e calore che questa casa mi dona”. (Qui trovi il mio diario della gratitudine, se hai voglia di iniziare questa pratica quotidianamente).
Questa pratica è un allenamento per riconoscere l’abbondanza già presente nella tua vita. - L’accettazione nello yoga
Durante la pratica di yoga, quando ti trovi in una posizione difficile, invece di lottare contro te per andare più in profondità, sperimenta l’accettazione del punto in cui sei. Respira nella posizione così com’è, trovando pace nell’imperfezione.
Questo poi si traduce nella vita quotidiana come capacità di stare nelle situazioni difficili senza l’urgenza di cambiarle immediatamente, ma trovando prima la calma interiore. - Ricordati che sei abbastanza
Quando ti sorprendi a pensare “se solo avessi…”, fermati e fatti questa domanda: “E se quello che ho ora fosse già abbastanza?” Non per sempre, ma per questo momento.
Questa “pausa” crea spazio tra il desiderio e l’urgenza di avere di più, permettendoti di scegliere consapevolmente invece di reagire impulsivamente a desideri che forse non sono davvero tuoi. - La meditazione del presente
Dedica alcuni minuti al giorno a sederti in meditazione con l’intenzione specifica di apprezzare il momento presente così com’è. Non cercare di cambiare nulla, non aspettarti sensazioni particolari. Semplicemente stai con ciò che c’è.
Questa pratica sviluppa una certa “tolleranza al presente”, la capacità di stare con la realtà senza bisogno di modificarla immediatamente.
Santosha non è rinuncia, è saggezza.
Quando raggiungiamo uno stato di contentezza interiore, le nostre azioni non provengono da uno stato di mancanza, e diventano più pure ed efficaci perché non sono più contaminate dall’attaccamento ossessivo ai risultati.
Quando pratichi Santosha, scopri che la felicità non è una destinazione da raggiungere, ma una qualità da coltivare.
Non è qualcosa che succede, ma qualcosa che scegli. E questa scelta, ripetuta giorno dopo giorno, momento dopo momento, ha il potere di trasformare la tua vita in meglio.
Come le acque calme del lago che riflettono perfettamente il cielo, una mente in pace con se stessa diventa uno specchio per la bellezza dell’esistenza.
E forse, proprio in questo riflesso, troviamo la felicità che abbiamo sempre cercato altrove.