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Il Movimento Libero e la Riconnessione Corporea attraverso la Pratica Somatica

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Approfondimento scritto da Sofia Littamè, nuova insegnante di Hatha Vinyasa ispirato al Body Mind Flow.

Per un lungo periodo della mia vita ero convinta di essere profondamente connessa al mio corpo semplicemente perché sono una sportiva e ho sempre praticato attività fisica. Pensavo di conoscerne ogni parte, i limiti e i punti di forza; in fondo, mi dicevo, il mio lavoro è fare l’atleta.

Poi un giorno è arrivata una frase inaspettata da un terapista: “Il tuo corpo ha bisogno di ballare.”

Ballare? Io?

Non se ne parlava nemmeno: ero certa di non essere capace di muovermi in quel modo. Così cercai di scacciare quella frase dalla mente, e per un periodo ci sono riuscita.

Tutto cambiò durante una pratica online con Denise.

Praticavo yoga da poco e ancora con l’obiettivo puramente fisico di aumentare la flessibilità.
Durante una lezione ad un certo punto Denise mi invitò a muovermi liberamente nello spazio.

Ho chiuso gli occhi e iniziai a spostarmi per la stanza. All’inizio è emerso un senso di vergogna, poi è comparso un pensiero semplice ma vero: ero davvero sola in casa… per quale motivo mi stavo trattenendo?

Così provai ad ascoltare il corpo e a lasciare andare la mente. Mi mossi senza controllo e senza giudizio, tanto da non accorgermi che la pratica era tornata alle asana.

Da quel momento iniziai a muovermi così ogni volta che ero sola: accendevo la musica, spegnevo la mente e lasciavo il corpo libero di esprimersi.

Fu allora che compresi qualcosa di fondamentale: il mio corpo non aveva bisogno di ballare; aveva bisogno di muoversi liberamente.

È così che sono entrata in contatto con il Free Movement.

Prima ancora di definirlo, è utile soffermarsi sul concetto di movimento. Il movimento è qualsiasi cambiamento di posizione o stato del corpo nello spazio e nel tempo. Da quando siamo neonati il nostro primo modo di comunicare con il mondo è proprio il movimento, a partire da dentro il grembo materno dove il rapporto tra madre e nascituro avviene attraverso contatti, tensioni muscolari e atteggiamenti che costituiscono il cosiddetto “dialogo tonico”.

Fino a quando la comunicazione verbale non prende il sopravvento, il linguaggio del corpo e dei
gesti diventa espressione di emozioni, sentimenti, ed intenzionalità; dalla nascita il nostro corpo è il mezzo per entrare in relazione con i nostri simili ed esternare sentimenti interni.

Il movimento libero, quindi, può essere inteso come qualsiasi cambiamento di posizione o stato del corpo nello spazio e nel tempo che avviene in maniera libera, senza vincoli mentali o comandi.

Il free movement è dunque un approccio che privilegia la libertà espressiva del corpo, liberandolo da rigidi schemi, sequenze predefinite o obiettivi puramente prestativi.

Si basa sull’idea che il corpo possieda una propria intelligenza intrinseca e che il movimento naturale, esplorativo e non giudicante, rappresenti uno strumento potente per sviluppare consapevolezza
corporea e connessione mente-corpo, oltre che per sciogliere blocchi emotivi radicati.

È un movimento organico, guidato dall’ascolto interno più che da istruzioni esterne.

Il free movement è spesso associato alla pratica somatica, proprio come nel metodo Body Mind Flow.

La pratica somatica ha come obiettivo l’attenzione profonda verso l’interno del corpo: percepire sensazioni, micro-movimenti, impulsi emotivi, peso, parti del corpo e tanto altro.

Questa attenzione interocettiva costituisce un ponte diretto tra corpo e sistema nervoso, promuove l’autoregolazione, il radicamento e la presenza della mente al corpo. Per questo, le pratiche somatiche intensificano naturalmente il free movement: maggiore è l’ascolto interno, più il movimento diventa libero e meno mentale.

Connettersi così profondamente al corpo permette anche di recuperare competenze motorie oggi sempre più rare.

La sedentarietà moderna, infatti, porta a perdere la capacità di muoversi in modi non standardizzati come oscillare, rotolare, mobilizzare il bacino, cambiare direzione seguendo l’istinto. Questi
movimenti “primitivi” e intuitivi sono essenziali per mantenere la plasticità motoria e per rimanere in contatto con il nostro corpo naturale.

La società contemporanea è caratterizzata da un crescente senso di dissociazione corporea; posture statiche, ore trascorse davanti allo schermo, sovra-stimolazione digitale e ritmi frenetici contribuiscono a un progressivo allontanamento dalla percezione corporea.

Si vive attraverso vite altrui, osservate sui social, e si dimentica di abitare il proprio corpo. La mente arriva persino a non richiedere più movimento perché non distingue un’emozione reale da una percepita attraverso lo schermo.

Tutto questo porta a vivere in una sorta di disconnessione costante: il corpo diventa una macchina da gestire e non un territorio da abitare.

Si perde consapevolezza del respiro, i movimenti diventano automatici, si ignorano i segnali di stress e i segnali che il corpo stesso cerca di mandare. Le emozioni vengono represse e la presenza mentale si sposta continuamente verso passato, futuro o verso ambienti in cui non siamo.

Il free movement, insieme alla pratica somatica, offre una risposta concreta a questa disconnessione.

In un mondo che ci spinge a guardare sempre all’esterno, ritornare all’interno diventa un atto rivoluzionario. Muoversi liberamente significa lasciare che sensazione e azione dialoghino: non si impara il movimento, lo si percepisce. È un’azione spontanea che restituisce autenticità.

Uno dei principali ostacoli, tuttavia, non è la rigidità fisica ma quella mentale.
Giudizi, aspettative, confronti sociali e timore del ridicolo impediscono di lasciarsi muovere liberamente.

Eppure, da bambini, questo accade naturalmente: immagina per un solo secondo di tornare a quando eri piccolo, parte una delle tue canzoni preferite e tu cosa fai?

Inizi a ballare e cantare, girare come una trottola, gioire di quel momento. E i giudizi? Non ci sono!

Essenzialmente non hanno ancora avuto il tempo di insidiarsi nella nostra mente. Mano a mano che cresciamo si creano stereotipi che portano anche a giudicare un azione spontanea come muoversi liberamente nello spazio.

Il confronto continuo con corpi performanti e abilità straordinarie, alimentato dai social, porta molte persone a rinunciare al movimento spontaneo pur di evitare il paragone. Tuttavia non possiamo controllare gli altri, mentre possiamo scegliere di essere noi stessi.

Come spesso mi ripeto: l’unica persona con cui vivremo per tutta la vita siamo noi stessi; non ha senso lasciare che il giudizio altrui condizioni il nostro modo di vivere il corpo (anche se sono a conoscenza che è molto difficile).

Durante una pratica somatica, il free movement può generare reazioni emotive intense. All’inizio può sembrare privo di senso, ma con il tempo emergono movimenti che il corpo desiderava compiere da tempo.

Si prende consapevolezza che non bisogna essere “bravi” per muoversi e che spesso il corpo sa già cosa fare. Potrebbero arrivare differenti emozioni che si manifestano in più modi.

Personalmente ho spaziato tra: pianti disperati e di gioia; risate incontrollate e sensi di vuoto; amore incondizionato che prendeva possesso di tutta me stessa e sensazioni di tristezza e di rabbia.

Ogni volta che facciamo parlare il corpo lui vuole comunicarci qualcosa, il movimento diventa così un linguaggio attraverso cui il corpo comunica ciò che spesso la mente non riesce ad esprimere.

In una vita che ci dissocia da noi stessi, il movimento libero rappresenta un modo per riassociare corpo e mente, ritrovare presenza, autenticità e vitalità.

Riscoprire il movimento libero significa tornare ad abitare il corpo con curiosità, come
facevamo da bambini. La rigidità che accumuliamo negli anni non è solo muscolare, ma mentale, fatta di
paure, abitudini e controlli.

Il free movement e la pratica somatica invitano a sospendere questo controllo e lasciare che sia il corpo a guidare anche solo per pochi istanti. Questo processo ha benefici profondi: aumenta la propriocezione,
regola il sistema nervoso, scioglie tensioni emotive e restituisce energia.

Riconnettersi attraverso il movimento significa tornare a sentire: il respiro, il peso, il ritmo, l’intuizione e tanto altro.

Liberare il corpo da costrizioni e portare l’attenzione all’interno potrebbe anche mostrarci realmente chi siamo.

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