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Drishti: il potere dello sguardo nello yoga

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Quando è stata l’ultima volta che hai guardato qualcosa con totale presenza?

Probabilmente per la maggior parte di noi sarà difficile ricordarlo.
Passiamo da uno schermo all’altro, da una cosa ad un’altra, senza mai davvero vedere quello che c’è davanti a noi.

Lo sguardo si abitua, si restringe, resta intrappolato nelle abitudini. E così anche posture, gesti e pensieri tornano sempre agli stessi luoghi, percorrono sempre le stesse strade.

Nella community di Yoga Academy parliamo spesso di quanto sia trasformativa la capacità di portare consapevolezza nel corpo e nel respiro, ma c’è un altro elemento della pratica che spesso sfugge e che racchiude un potere altrettanto straordinario: lo sguardo.

Nella pratica di yoga si chiama Drishti.
Drishti è una parola sanscrita che letteralmente significa “sguardo”, “punto focale” o “vista”.

Durante la pratica è il punto dove portiamo gli occhi mentre manteniamo una posizione. Non si tratta di fissare rigidamente, ma di “riposare” lo sguardo, rilassarlo su un punto che può essere il pollice, il naso, la mano, l’ombelico.

Non si tratta semplicemente di dove guardare un punto durante un’asana, infatti, quel punto focale diventa un ponte tra il nostro mondo interiore e quello esteriore, tra la mente che si disperde e la presenza che ci ancora al momento.

Attraverso il drishti stiamo creando un legame tra occhi e mente e respiro. Questo legame trasforma ogni postura in una vera e propria meditazione in movimento.

In altre parole, è una tecnica di concentrazione che utilizza lo sguardo come ancora per stabilizzare la mente.

Infatti, secondo la tradizione yogica gli occhi sono la porta della mente. Dove va lo sguardo, va l’attenzione. E dove va l’attenzione, va l’energia.

Non stiamo solo guardando “fuori”, verso un punto nello spazio. Stiamo anche coltivando uno sguardo “dentro”, verso le sensazioni, il respiro, il prana che scorre.

Questa capacità di essere contemporaneamente orientati verso l’esterno e connessi all’interno porta a uno stato di presenza, ascolto e concentrazione.

Ecco perché ogni asana ha il suo drishti specifico. Non è un dettaglio, è uno strumento fondamentale per approfondire la pratica.

Perché il Drishti è così importante?

La vera magia del drishti emerge quando scopriamo quanto profondamente influenza ogni aspetto della pratica.

Sul piano fisico, lo sguardo focalizzato migliora drasticamente l’equilibrio. Prova a fare Vrksasana (la posizione dell’albero) guardando in giro rispetto a fissare un punto stabile, la differenza è immediata. Gli occhi comunicano costantemente con il sistema vestibolare (che controlla l’equilibrio) e fissare un punto aiuta il corpo a trovare stabilità.

Sul piano mentale, il drishti è uno degli strumenti più efficaci per calmare la mente. Quando lo sguardo vaga, anche i pensieri vagano. Quando ancoriamo gli occhi a un punto, ancoriamo anche l’attenzione. È come dare alla mente un compito semplice ma assoluto: resta qui, proprio qui.

Sul piano energetico e spirituale, lo sguardo focalizzato permette di lavorare con Dharana, il sesto degli otto rami dello yoga di Patanjali, che significa concentrazione profonda. È il passaggio che prepara alla meditazione vera e propria.
Nelle pratiche più avanzate, il drishti verso l’interno (guardando verso il terzo occhio o la punta del naso) stimola l’energia sottile e favorisce l’interiorizzazione.

La scienza dietro lo sguardo: occhi, cervello e sistema nervoso

C’è anche un motivo fisiologico per cui il drishti è così potente.

I nervi degli occhi sono collegati al sistema parasimpatico, quella parte del sistema nervoso responsabile del rilassamento, della digestione, del riposo.

Solamente alleggerire lo sguardo o rendere gli occhi più morbidi può avere un effetto calmante immediato sulla mente.

La retina, quella parte dell’occhio che traduce la luce in impulsi nervosi, è collegata direttamente al nostro cervello. I nostri occhi sono uno dei veicoli principali attraverso i quali il cervello entra in contatto con il mondo circostante.

Questo significa che i processi visivi hanno un impatto profondissimo sul nostro stato mentale ed emotivo. Possiamo controllare il nostro sguardo, così come controlliamo il nostro respiro.

Non è filosofia, è anche fisiologia. È il motivo per cui quando fissiamo uno schermo per ore ci sentiamo mentalmente esausti. È il motivo per cui quando lo sguardo è disperso, anche la mente lo è.

La stabilità nasce da dove posiamo lo sguardo

C’è un’antica storia yogica che racconta di un maestro che chiese ai suoi allievi di attraversare un ponte sottile sospeso nel vuoto.

Il primo allievo guardò in basso, verso il precipizio, e cadde quasi subito. Il secondo guardò avanti, verso la meta lontana, e perse l’equilibrio a metà strada. Il terzo fissò il punto immediatamente davanti ai suoi piedi, respirò, e attraversò il ponte con grazia.

Il drishti ci insegna che la stabilità non viene dal controllo totale dell’ambiente esterno, ma dalla capacità di scegliere consapevolmente dove porre la nostra attenzione.

Sul tappetino come nella vita, non possiamo controllare tutto ciò che ci circonda, ma possiamo scegliere dove guardare, e quindi dove portare la nostra energia.

A volte, è proprio quella scelta, apparentemente piccola, a fare tutta la differenza tra perdersi e ritrovarsi.
Orientarsi nella vita significa anche scegliere dove guardare.

Dove guardiamo, là portiamo la nostra energia, le nostre intenzioni, la nostra presenza.

E questa scelta, ripetuta momento dopo momento, giorno dopo giorno, cambia letteralmente la nostra esperienza della realtà.

Cambiare sguardo è cambiare rotta.
Sul tappetino e nella vita.

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